valentina dorme scritta

TESTI: Giorni spesi a gurdare le siepi

Leucò
la spogliarellista migliore
la seconda di sei
non è stato facile resisterle
mentre spalancava le gambe

non è che la fine
non è che sostituzione
mani perfette da premere
su nuovi luccicanti preziosi
gioielli di carne
mani perfette da premere

non è che agonia
non è che nuova sconfitta
nuova deriva
è cedere
è passeggera la crisi
misurata casuale
è sempre passeggera la crisi

la spogliarellista migliore 
la seconda di sei
non è stato facile resisterle
mentre spalancava le gambe
non è facile resisterle
mentre spalanca le gambe 
e ride

è improvviso svelarsi
non è che affondare le dita
estrarle
sostare
è cedere su nuovi luccicanti preziosi
gioielli di carne
mani perfette da premere

è affetto carnale muto
è scambio di favori tra assenza di pudore
e occhi poco allenati
è guardare quattro dita affondare
e luccicare

Mille
esaurite le più piccole ossessioni nervose
l’orgasmo che tarda a sbocciare
la totale assenza di serenità
l’ira l’impazienza
fanno pulsare le tempie

prestazioni per lo più casuali
specie a fine mese
per arrotondare

gesti ripetuti anche mille volte
mandati a memoria
i miei gusti non cambiano

nessuno è indispensabile
mai e poi mai
nessuno è insostituibile

ora con l’inverno alla fine
ora durante il disgelo
sembrerebbe più semplice
rincasare un po’ stanca
fissare per ore la porta
con la vergogna che rallenta il respiro

Stanze a ore
per te sorvolerei sulla banalità dell’arredamento
negli alberghi a ore
nessun Chagall alle pareti
rosa confetto

per te rileggerei la prosa rivoltante
dei tuoi diari
l’imbarazzante vanità nei versi
accanto ai ritratti degli ex amanti

esisti solo tu
ho imparato a controllarmi
mi ami solo tu
ho imparato ad accontentarmi

ora scusami
ma devo ricucire
le ferite riaperte alla gola
la mia annuale disattenzione autunnale
che si ripresenta puntuale
ogni stagione
insieme alla necessità di ignorare i dettagli
e te

Un tale singhiozza
non mi permetto altri rumori
potrei interrompere il tuo sonno
potrei far finire il gentile affanno del respiro
che seguo da molto
il sibilo a intervalli regolari
della bocca dischiusa
l’andirivieni dell’intero corpo
che cerca zone confortevoli
che si ritrae

non potevo immaginare che tutto ciò potesse accadere
il mattino della tua scomparsa

ancora il ronzio del telefono
e alzato il ricevitore
nessuna voce
chiunque fosse ha riattaccato
sono quasi le cinque
torno di fronte alla specchiera
aspetterò l’alba preparando i prossimi segnalibro
con della carta azzurra

non potevo immaginare che tutto ciò potesse accadere
il mattino della tua scomparsa

L'una e l'altra riva
pochi solo pochi secondi spesi
in attesa che succeda qualcosa
non a caso non succede nulla
sull’una e l’altra riva

serve sempre meno ostinarsi a tacere
il tassista tace
insiste
tace
le riviste sul retro 
quelle di ieri
spalancate

avrò qualcuno da corteggiare almeno la notte
avrò qualcuno da intrattenere almeno la notte

chiedo al tassista che fine fanno d’inverno
i cigni del lago
che fine fanno le otarie incustodite a gennaio
quando l’acqua diventa ghiaccio

troverò qualcosa da balbettarti e passare la notte
avrò qualcuno da ascoltare mentre dorme stanotte

La bella eco
continuano a comprarmi
caschi da sci colorati
non so come avvenga la scelta
io so che
riconosco al tatto il migliore
ma non lo scelgo mai

e quando scaravento la testa giù
riconosco un rimbombo familiare
la mia bella eco
e ho cominciato a scaraventarla più spesso
così il dolore sale

è disperazione
che sale durante il week-end
migliora durante il week-end
che sale
migliora

abbasso le palpebre 
e le maltratto
cerco di strapparle
vibrano di dolore
a quanto mi dicono
sono sciupate

Entro aprile
non potrà che essere migliore poi
o quantomeno tornare a riposare
questa temporanea dose d’amore
che arranca 
fiduciosa ostinata costante
esigente
tutto sommato gradevole
un passatempo irrinunciabile

entro aprile
ti supplico
consolami

giusto un ricordo 
nessuna infelicità
i pomeriggi a esaminare i traffico poco
i passanti rari
mi preparavo alla spiacevole congiunzione
tra il fondotinta e la lingua inerme
l’ultima formalità
prima di raggomitolarmi

entro aprile
ti supplico
consolami

Una nuova tregua
avrei voluto rapirti e incantarti
angelo mio
e non permettere che passasse invano febbraio
costringermi a una certa devozione
anche se simulata
irreale

pensare alla diminuzione dell’apertura alare dei gabbiani
quando si scagliano in picchiata sulla preda
e fare lo stesso con te
soffocando le risa

lei a volte riappare
ma succede sempre più di rado
anche se a volte riappare
lo fa sempre più di rado

una svista
mio amore tenue
ma sufficientemente volgare
un vago desiderio di tenerezze serali
di labbra inesplorate
regno di così frequente gocciolare